Passa ai contenuti principali

Articolo 40 Dimmerazione progressiva nelle ultime settimane di fioritura e impatto su resa ed efficienza energetica

Articolo 40 Dimmerazione progressiva nelle ultime settimane di fioritura e impatto su resa ed efficienza energetica

 

INTRODUZIONE

Nelle ultime due o tre settimane di fioritura la pianta entra nella fase finale di maturazione. La crescita volumetrica rallenta, l’accumulo strutturale diminuisce e aumenta la quota di energia destinata ai processi di completamento fisiologico. In questa fase molti coltivatori mantengono la stessa intensità luminosa utilizzata nel pieno della fioritura, ad esempio 900–1000 µmol/m²/s. Tuttavia, la domanda reale di energia può essere inferiore rispetto alla fase di massimo accrescimento. La dimmerazione progressiva consiste nel ridurre gradualmente il PPFD negli ultimi 10–14 giorni per ottimizzare l’efficienza energetica senza penalizzare la resa.

FASE DI MASSIMO ASSORBIMENTO

Tra la terza e la sesta settimana di fioritura, con PPFD 850–950 µmol/m²/s e DLI 38–42 mol/m²/giorno, la pianta lavora in zona di massima assimilazione.

In questa fase l’aumento di 100 µmol/m²/s può ancora generare incrementi di biomassa del 5–10%, soprattutto con CO₂ adeguata.

FASE DI MATURAZIONE

Negli ultimi 10–14 giorni, la velocità di crescita si riduce naturalmente.

Se si mantiene PPFD 950 µmol/m²/s fino al raccolto, parte dell’energia fornita viene utilizzata con efficienza marginale più bassa.

La conversione luce–biomassa può scendere dal 100% teorico al 80–85% rispetto alla fase centrale.

MODELLO DI DIMMERAZIONE PROGRESSIVA

Esempio su ciclo di 56 giorni.

Settimane 1–4

PPFD 900 µmol/m²/s

Settimane 5–6

PPFD 950 µmol/m²/s

Ultimi 10 giorni

Riduzione a 750–800 µmol/m²/s

Questo comporta una riduzione del 15–20% dell’intensità nelle fasi finali.

CALCOLO DEL RISPARMIO ENERGETICO

Supponiamo impianto da 500 W/m² su 9 m², totale 4500 W.

Ultimi 10 giorni a piena potenza

4500 W x 12 h x 10 giorni = 540 kWh

Riducendo potenza del 20%

3600 W x 12 h x 10 giorni = 432 kWh

Risparmio ≈ 108 kWh per ciclo.

Con costo 0,25 €/kWh → risparmio circa 27 € per ciclo su 9 m².

IMPATTO SULLA RESA

La domanda cruciale è se questa riduzione penalizza la produzione.

Simulazione.

Scenario senza dimmerazione

Resa 6000 g

Scenario con riduzione 20% negli ultimi 10 giorni

Resa stimata 5900–6000 g

La differenza reale può essere inferiore al 2–3%, spesso trascurabile rispetto al risparmio energetico.

EFFICIENZA MARGINALE

Nelle ultime settimane l’incremento di resa per 100 µmol/m²/s aggiuntivi può scendere sotto il 2–3%.

Durante la fase centrale lo stesso incremento può valere 6–8%.

Questo significa che la luce è più produttiva nella fase di crescita attiva rispetto alla fase di completamento.

INTERAZIONE CON CO₂

Se si utilizza CO₂ a 1000 ppm, la riduzione finale può essere più moderata, ad esempio dal 100% al 85–90% della potenza.

Con CO₂ ambiente 400–450 ppm, una riduzione al 75–80% è spesso sostenibile senza impatto significativo.

EFFETTO SULLA TEMPERATURA

Ridurre la potenza nelle ultime settimane abbassa anche il carico termico.

Una riduzione di 900 W totali può abbassare la temperatura ambiente di 0,5–1 °C, facilitando la gestione del clima finale e migliorando la stabilità.

EFFETTO SU DLI FINALE

Se nelle ultime due settimane il DLI passa da 40 a 32 mol/m²/giorno, il DLI cumulativo totale del ciclo può ridursi di circa 80–100 mol/m².

Su un totale di 2200 mol/m² cumulativi, la riduzione è inferiore al 5%.

IMPATTO SULLA QUALITÀ

Alcuni osservano che una leggera riduzione di intensità negli ultimi giorni può favorire maturazione più uniforme, riducendo stress foto-ossidativo.

Non si tratta di una regola assoluta, ma la stabilità energetica può essere preferibile all’eccesso.

QUANDO NON DIMMERARE

Se il ciclo è stato sotto-illuminato nelle settimane precedenti, ad esempio PPFD medio 750–800 µmol/m²/s, ridurre ulteriormente può penalizzare la resa.

La dimmerazione è strategica solo quando si è lavorato nella zona ottimale per gran parte del ciclo.

PUNTO DI EQUILIBRIO

Fino alla settimana 6

850–950 µmol/m²/s

Ultimi 10–14 giorni

750–850 µmol/m²/s

Riduzione 10–20% mantenendo stabilità climatica.

SINTESI OPERATIVA

La dimmerazione progressiva nelle ultime settimane permette di ridurre il consumo energetico del 3–6% sull’intero ciclo con impatto minimo sulla resa finale.

La luce è uno strumento dinamico: non sempre massima intensità equivale a massima efficienza.

Ottimizzare la fase finale significa riconoscere che la domanda fisiologica della pianta cambia nel tempo.

ARTICOLO SUCCESSIVO

Nel prossimo approfondimento analizzeremo la simulazione di sunrise e sunset artificiali e il loro impatto sulla fisiologia e sull’efficienza fotosintetica.

Pagina HUB 

Post popolari in questo blog

Storia della cannabis – Parte 1

  La storia della cannabis inizia migliaia di anni fa e affonda le sue radici nelle regioni dell’Asia centrale, un’area caratterizzata da climi continentali, grandi pianure e catene montuose. È qui che la pianta di cannabis si è sviluppata spontaneamente, adattandosi nel tempo a condizioni ambientali diverse e dando origine a varietà con caratteristiche molto differenti. Le prime testimonianze archeologiche indicano che l’uomo ha iniziato a interagire con la cannabis non come sostanza ricreativa, ma come pianta utile: resistente, versatile e facile da coltivare. 🌱 Una pianta selvatica che si adattava all’uomo In origine, la cannabis cresceva allo stato selvatico. I semi venivano trasportati naturalmente da animali, acqua e vento, permettendo alla pianta di espandersi lungo rotte naturali e commerciali. L’uomo iniziò presto a notare alcune caratteristiche fondamentali: crescita rapida elevata resistenza produzione abbondante di fibre e semi Questi elementi resero la cannabis una de...

Storia della cannabis – Parte 2

Dopo le prime coltivazioni in Asia centrale, la cannabis entrò stabilmente nella vita di alcune delle più antiche e avanzate civiltà del mondo. In particolare Cina e India furono i luoghi in cui la pianta assunse un ruolo centrale non solo agricolo, ma anche medico, spirituale e culturale. In queste società la cannabis non era marginale: era una risorsa conosciuta, studiata e tramandata nel tempo. 🇨🇳 La cannabis nella Cina antica Le prime testimonianze scritte sull’uso della cannabis in Cina risalgono a oltre 4.000 anni fa. Inizialmente la pianta veniva coltivata soprattutto per: fibre tessili (abiti, corde, reti) carta primitiva semi alimentari Col tempo, i testi medici iniziarono a menzionare anche le proprietà terapeutiche della pianta, in particolare per il trattamento di dolori, disturbi digestivi e infiammazioni. Nella tradizione cinese, la cannabis era vista come una pianta equilibrata, da usare con attenzione e competenza, non come una sostanza per l’evasione. 📜...

Articolo 4 Curva luce–risposta della cannabis

  INTRODUZIONE La relazione tra intensità luminosa e velocità fotosintetica non è lineare. Comprendere la curva luce–risposta della cannabis consente di determinare fino a quale punto l’aumento del PPFD produca un reale incremento di assimilazione del carbonio e quando, invece, l’energia supplementare diventi inefficiente o potenzialmente stressante. Questo concetto è centrale nella progettazione di impianti indoor ad alta efficienza. FONDAMENTO BIOFISICO La curva luce–risposta descrive l’andamento della fotosintesi netta in funzione dell’intensità luminosa incidente sulla foglia. Nella fase iniziale, a bassi livelli di radiazione, l’incremento di luce determina un aumento quasi proporzionale della fotosintesi. In questa zona la luce è il fattore limitante primario. Superata una determinata soglia, la curva tende a ridurre progressivamente la propria pendenza fino a raggiungere un plateau definito punto di saturazione luminosa. In questa fase la capacità enzimatica del ciclo di Cal...