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Articolo 36 Potatura apicale, training e redistribuzione del PPFD sugli apici produttivi

Articolo 36 Potatura apicale, training e redistribuzione del PPFD sugli apici produttivi

 

INTRODUZIONE

La luce in ambiente indoor non è solo una questione di quantità totale, ma di come viene distribuita sugli apici realmente produttivi. La cannabis tende naturalmente a concentrare la dominanza apicale su un unico asse principale. In presenza di PPFD elevati, questa struttura può generare un apice dominante che intercetta 1000–1100 µmol/m²/s mentre i rami laterali restano a 600–700 µmol/m²/s. Le tecniche di potatura apicale e training servono proprio a redistribuire il PPFD su più punti produttivi, trasformando un cono di luce centrale in una superficie produttiva uniforme.

DOMINANZA APICALE E LUCE

In una pianta non potata sotto 900 µmol/m²/s medi, l’apice principale può ricevere fino a 1050–1100 µmol/m²/s se leggermente più vicino alla lampada.

I rami laterali, più bassi di 10–15 cm, possono scendere a 700–750 µmol/m²/s.

La differenza di 300 µmol/m²/s crea uno squilibrio nella fotosintesi e nello sviluppo delle infiorescenze.

TOPPING E REDISTRIBUZIONE

Con una potatura apicale precoce, l’energia ormonale viene redistribuita su due apici principali.

Se la canopy viene mantenuta livellata, entrambi possono ricevere 850–950 µmol/m²/s in modo uniforme.

In un sistema 3 x 3 m con PPFD medio 900 µmol/m²/s, una canopy piatta può migliorare la resa del 5–12% rispetto a una struttura con un singolo apice dominante.

LST E SUPERFICIE ATTIVA

Il Low Stress Training permette di piegare e distribuire i rami lateralmente.

Con 4–6 apici principali livellati alla stessa altezza, la distribuzione del PPFD diventa più uniforme.

Se prima solo il 60% della superficie era nel range 850–950 µmol/m²/s, con training corretto si può arrivare al 85–90%.

Questo significa che una maggiore porzione della canopy lavora nella zona di massima efficienza fotosintetica.

SIMULAZIONE NUMERICA

Scenario A, senza training

PPFD medio 900 µmol/m²/s

40% superficie sopra 950 µmol/m²/s

30% superficie tra 750–850

30% sotto 700

Resa ipotetica 6000 g.

Scenario B, con topping e canopy livellata

80% superficie tra 850–950 µmol/m²/s

10% sopra 950

10% sotto 800

Resa ipotetica 6500–6700 g.

La differenza non deriva da più luce, ma da migliore distribuzione sugli apici produttivi.

SCROG E MASSIMIZZAZIONE

La tecnica Screen of Green consente di creare una superficie praticamente piatta.

Con distanza lampada–canopy di 35 cm e PPFD target 900 µmol/m²/s, una superficie uniforme può ridurre la variabilità a ±5%.

Differenze inferiori a 50 µmol/m²/s tra apici sono ideali.

INTERAZIONE CON DENSITÀ

In sistemi ad alta densità, il training è ancora più importante.

Se 16 piante condividono 9 m² e non vengono livellate, la competizione verticale può creare differenze di 200–300 µmol/m²/s tra apici.

Con livellamento attivo, la distribuzione si stabilizza e l’efficienza aumenta.

EFFETTO SULLA PENETRAZIONE

Una canopy piatta permette alla luce di penetrare in modo più omogeneo nei primi 10–15 cm inferiori.

Con PPFD superficiale 900 µmol/m²/s, il livello a 15 cm può passare da 250 a 320 µmol/m²/s grazie a migliore geometria della pianta.

TEMPISTICA

La potatura apicale dovrebbe avvenire in vegetativa, con almeno 10–14 giorni di recupero prima della fioritura.

In fioritura avanzata, interventi drastici possono ridurre temporaneamente la fotosintesi e rallentare lo sviluppo.

RISCHIO DI ECCESSO

Troppi apici possono frammentare l’energia disponibile.

Se ogni apice riceve solo 700–750 µmol/m²/s perché la superficie si è espansa troppo, l’efficienza marginale diminuisce.

Il numero ottimale di apici deve essere coerente con il PPFD disponibile.

PUNTO DI EQUILIBRIO

PPFD 850–950 µmol/m²/s.

Canopy livellata con differenze inferiori a 5 cm.

Distribuzione uniforme con almeno 80% superficie nel range target.

Questa configurazione massimizza la conversione luce–biomassa.

SINTESI OPERATIVA

Le tecniche di potatura e training non aumentano i micromoli disponibili, ma aumentano la percentuale di micromoli realmente convertiti in infiorescenze produttive.

Una canopy piatta e omogenea può incrementare la resa del 5–12% a parità di consumo energetico.

La gestione della struttura vegetativa è parte integrante della strategia illuminotecnica.

ARTICOLO SUCCESSIVO

Nel prossimo approfondimento analizzeremo il rapporto tra potenza installata per metro quadrato e resa finale, costruendo modelli numerici su watt/m², µmol/m²/s e grammi/m².

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