Passa ai contenuti principali

Articolo 33 Regolazione epigenetica dei geni della biosintesi dei cannabinoidi in Cannabis sativa

 

Articolo 33 Regolazione epigenetica dei geni della biosintesi dei cannabinoidi in Cannabis sativa

Introduzione

La biosintesi dei cannabinoidi in Cannabis sativa è il risultato dell’attività coordinata di enzimi codificati da specifici loci genomici. Tuttavia, la presenza dei geni non garantisce automaticamente un’elevata produzione metabolica. L’espressione dei geni coinvolti nella via biosintetica è soggetta a regolazione epigenetica che ne modula l’intensità trascrizionale in funzione dello sviluppo tissutale e delle condizioni ambientali.

Nei tricomi ghiandolari, dove la sintesi dei cannabinoidi raggiunge il massimo livello, è verosimile l’esistenza di uno stato cromatinico permissivo nei geni chiave della via biosintetica.

🌿 Geni chiave della biosintesi

La via biosintetica dei cannabinoidi coinvolge enzimi responsabili della formazione del precursore centrale e della successiva ciclizzazione ossidativa. L’espressione coordinata di questi geni è essenziale per garantire un flusso metabolico continuo.

Studi genomici su Cannabis sativa hanno evidenziato la presenza di cluster genici e variabilità strutturale che può influenzare l’espressione e la quantità di prodotto finale.

🔬 Metilazione del DNA nei loci biosintetici

La metilazione del DNA nelle regioni promotrici può ridurre l’accessibilità dei fattori di trascrizione, diminuendo l’attività genica. Al contrario, una ridotta metilazione è generalmente associata a un aumento dell’espressione.

Nei tessuti ad alta attività metabolica, come i tricomi maturi, si ipotizza una configurazione epigenetica favorevole alla trascrizione dei geni biosintetici.

⚙️ Modificazioni istoniche e attivazione trascrizionale

L’acetilazione degli istoni nei promotori dei geni chiave può facilitare il reclutamento della RNA polimerasi II. Questo stato cromatinico aperto è coerente con l’elevata attività trascrizionale osservata nei tessuti secretori.

La regolazione epigenetica consente quindi un controllo fine, sia spaziale sia temporale, della biosintesi.

🌱 Influenza dello sviluppo e dello stress

La maturazione floreale è accompagnata da cambiamenti nell’espressione genica che potrebbero essere mediati da rimodellamento della cromatina. Inoltre, segnali ambientali come luce intensa o stress ossidativo possono influenzare l’assetto epigenetico dei loci metabolici.

Questo collegamento tra ambiente ed epigenoma contribuisce alla plasticità fenotipica della pianta.

🧠 Variabilità fenotipica e regolazione epigenetica

Differenze nel profilo dei metaboliti tra individui geneticamente simili possono essere in parte attribuite a variazioni epigenetiche.

L’epigenetica offre un meccanismo attraverso cui la pianta può modulare la produzione metabolica senza alterazioni permanenti del genoma.

⚖️ Implicazioni biologiche

La regolazione epigenetica dei geni biosintetici rappresenta un livello superiore di controllo che integra sviluppo, ambiente e metabolismo.

La produzione dei cannabinoidi non è quindi solo una funzione genetica, ma un processo dinamico regolato anche dallo stato della cromatina.

Riferimenti bibliografici

Van Bakel H, Stout JM, Cote AG, et al. The draft genome and transcriptome of Cannabis sativa. Genome Biology. 2011;12:R102.

Grassa CJ, Wenger JP, Dabney C, et al. A complete Cannabis chromosome assembly and adaptive admixture for elevated cannabinoid content. Nature Plants. 2021;7:64–72.

Booth JK, Page JE, Bohlmann J. Terpene synthases from Cannabis sativa. PLoS ONE. 2017;12:e0173911.

Kouzarides T. Chromatin modifications and their function. Cell. 2007;128:693–705.

Zhang X et al. Histone methylation and gene regulation in plants. Annual Review of Plant Biology. 2007;58:385–409.

Kim JM et al. Chromatin regulation functions in plant abiotic stress responses. Journal of Plant Biology. 2015;58:163–172.


👉 Articolo 34 – Epigenoma, sviluppo dei tricomi e differenziazione cellulare.




Post popolari in questo blog

Storia della cannabis – Parte 1

  La storia della cannabis inizia migliaia di anni fa e affonda le sue radici nelle regioni dell’Asia centrale, un’area caratterizzata da climi continentali, grandi pianure e catene montuose. È qui che la pianta di cannabis si è sviluppata spontaneamente, adattandosi nel tempo a condizioni ambientali diverse e dando origine a varietà con caratteristiche molto differenti. Le prime testimonianze archeologiche indicano che l’uomo ha iniziato a interagire con la cannabis non come sostanza ricreativa, ma come pianta utile: resistente, versatile e facile da coltivare. 🌱 Una pianta selvatica che si adattava all’uomo In origine, la cannabis cresceva allo stato selvatico. I semi venivano trasportati naturalmente da animali, acqua e vento, permettendo alla pianta di espandersi lungo rotte naturali e commerciali. L’uomo iniziò presto a notare alcune caratteristiche fondamentali: crescita rapida elevata resistenza produzione abbondante di fibre e semi Questi elementi resero la cannabis una de...

Storia della cannabis – Parte 2

Dopo le prime coltivazioni in Asia centrale, la cannabis entrò stabilmente nella vita di alcune delle più antiche e avanzate civiltà del mondo. In particolare Cina e India furono i luoghi in cui la pianta assunse un ruolo centrale non solo agricolo, ma anche medico, spirituale e culturale. In queste società la cannabis non era marginale: era una risorsa conosciuta, studiata e tramandata nel tempo. 🇨🇳 La cannabis nella Cina antica Le prime testimonianze scritte sull’uso della cannabis in Cina risalgono a oltre 4.000 anni fa. Inizialmente la pianta veniva coltivata soprattutto per: fibre tessili (abiti, corde, reti) carta primitiva semi alimentari Col tempo, i testi medici iniziarono a menzionare anche le proprietà terapeutiche della pianta, in particolare per il trattamento di dolori, disturbi digestivi e infiammazioni. Nella tradizione cinese, la cannabis era vista come una pianta equilibrata, da usare con attenzione e competenza, non come una sostanza per l’evasione. 📜...

Articolo 4 Curva luce–risposta della cannabis

  INTRODUZIONE La relazione tra intensità luminosa e velocità fotosintetica non è lineare. Comprendere la curva luce–risposta della cannabis consente di determinare fino a quale punto l’aumento del PPFD produca un reale incremento di assimilazione del carbonio e quando, invece, l’energia supplementare diventi inefficiente o potenzialmente stressante. Questo concetto è centrale nella progettazione di impianti indoor ad alta efficienza. FONDAMENTO BIOFISICO La curva luce–risposta descrive l’andamento della fotosintesi netta in funzione dell’intensità luminosa incidente sulla foglia. Nella fase iniziale, a bassi livelli di radiazione, l’incremento di luce determina un aumento quasi proporzionale della fotosintesi. In questa zona la luce è il fattore limitante primario. Superata una determinata soglia, la curva tende a ridurre progressivamente la propria pendenza fino a raggiungere un plateau definito punto di saturazione luminosa. In questa fase la capacità enzimatica del ciclo di Cal...