Passa ai contenuti principali

Articolo 25 Luce e CO₂: modello numerico di incremento resa e soglie di saturazione

Articolo 25 Luce e CO₂: modello numerico di incremento resa e soglie di saturazione

 

INTRODUZIONE

La luce fornisce l’energia, la CO₂ fornisce il carbonio. Senza anidride carbonica disponibile, anche un PPFD elevato non può essere convertito in zuccheri in modo efficiente. La relazione tra luce e CO₂ è sinergica: aumentando una sola delle due variabili oltre una certa soglia si entra rapidamente in zona di saturazione. Comprendere i numeri reali consente di decidere quando l’integrazione di CO₂ è realmente giustificata e quando rappresenta solo un costo aggiuntivo.

CONCENTRAZIONE DI CO₂ IN AMBIENTE STANDARD

L’aria ambiente contiene mediamente 400–450 ppm di CO₂.

Con questa concentrazione, la cannabis indoor raggiunge un buon equilibrio fotosintetico tra 800 e 950 µmol/m²/s con temperatura fogliare 24–26 °C.

Superare 1000 µmol/m²/s senza aumentare la CO₂ produce incrementi marginali ridotti.

RISPOSTA ALLA CO₂ A PARITÀ DI PPFD

Consideriamo PPFD 900 µmol/m²/s in fioritura.

Con 450 ppm di CO₂, resa ipotetica 1,8 g/W.

Con 800 ppm, resa ipotetica 2,0 g/W.

Con 1000 ppm, resa ipotetica 2,1–2,2 g/W.

L’incremento può essere compreso tra 10% e 20% rispetto alla condizione standard, a patto che temperatura fogliare sia 26–28 °C e VPD 1,2–1,6 kPa.

RISPOSTA ALLA LUCE CON CO₂ ELEVATA

A 450 ppm, portare il PPFD da 900 a 1050 µmol/m²/s può aumentare la resa del 5–7%.

A 1000 ppm, lo stesso incremento di PPFD può generare un aumento del 10–15%.

Questo dimostra che la CO₂ sposta verso l’alto la curva di saturazione luminosa.

SOGLIE OPERATIVE REALI

Senza CO₂ supplementare:

Zona efficiente 800–950 µmol/m²/s.

Oltre 1000 µmol/m²/s efficienza marginale ridotta.

Con CO₂ 800–1000 ppm:

Zona efficiente 900–1050 µmol/m²/s.

Con CO₂ 1000–1200 ppm:

Si può lavorare a 1000–1100 µmol/m²/s con buona efficienza, purché temperatura fogliare sia 26–28 °C.

Oltre 1200 ppm raramente si osservano benefici proporzionali rispetto ai costi.

MODELLO NUMERICO COMPLETO

Scenario A

LED 480 W

PPFD 900 µmol/m²/s

CO₂ 450 ppm

Resa 864 g

Consumo 322 kWh

Efficienza 2,68 g/kWh

Scenario B

LED 560 W

PPFD 1000 µmol/m²/s

CO₂ 1000 ppm

Resa 1230 g

Consumo 376 kWh

Efficienza 3,27 g/kWh

L’incremento produttivo è significativo solo perché luce, CO₂ e temperatura sono coerenti.

COSTO DELLA CO₂

Un sistema di arricchimento può consumare 5–10 kg di CO₂ per ciclo su piccola scala.

Il costo varia, ma se l’incremento di resa è inferiore al 10%, l’investimento può non essere giustificato.

Se invece l’aumento supera il 15–20%, l’efficienza economica migliora sensibilmente.

INTERAZIONE CON TEMPERATURA

Con CO₂ elevata è necessario aumentare leggermente la temperatura fogliare.

A 24 °C con 1000 ppm, la risposta non è ottimale.

A 27 °C con 1000 ppm, l’attività enzimatica aumenta e la luce viene convertita con maggiore efficienza.

CO₂ E DLI

Con DLI 36–40 mol/m²/giorno senza CO₂ si ottiene resa stabile.

Con CO₂ elevata si può lavorare a DLI 42–48 mol/m²/giorno in modo più efficace.

Oltre 50 mol/m²/giorno anche con CO₂ elevata, il beneficio marginale tende a ridursi.

RISCHI E LIMITI

CO₂ senza adeguato controllo climatico può generare squilibri.

Se VPD è troppo alto, la pianta può chiudere gli stomi nonostante CO₂ elevata.

Se temperatura supera 30 °C, la respirazione aumenta e riduce il vantaggio netto.

PUNTO DI EQUILIBRIO

Senza CO₂:

850–950 µmol/m²/s

24–26 °C fogliari

400–500 ppm

Con CO₂ 900–1000 ppm:

950–1050 µmol/m²/s

26–28 °C fogliari

VPD 1,2–1,6 kPa

La luce da sola non determina la resa. È la combinazione tra energia luminosa e disponibilità di carbonio a definire il potenziale produttivo.

SINTESI OPERATIVA

L’integrazione di CO₂ ha senso quando il PPFD supera stabilmente 900 µmol/m²/s e l’ambiente è pienamente controllato. Può aumentare la resa del 10–20% e migliorare il rapporto grammi per kWh, ma solo se temperatura e VPD sono coerenti.

Luce e CO₂ sono due leve della stessa equazione: spingere una senza regolare l’altra riduce l’efficienza.

ARTICOLO SUCCESSIVO

Nel prossimo approfondimento analizzeremo l’efficienza in µmol/J e la scelta tecnica delle lampade in funzione del costo per micromole prodotto lungo l’intero ciclo.

Pagina HUB 

Post popolari in questo blog

Storia della cannabis – Parte 1

  La storia della cannabis inizia migliaia di anni fa e affonda le sue radici nelle regioni dell’Asia centrale, un’area caratterizzata da climi continentali, grandi pianure e catene montuose. È qui che la pianta di cannabis si è sviluppata spontaneamente, adattandosi nel tempo a condizioni ambientali diverse e dando origine a varietà con caratteristiche molto differenti. Le prime testimonianze archeologiche indicano che l’uomo ha iniziato a interagire con la cannabis non come sostanza ricreativa, ma come pianta utile: resistente, versatile e facile da coltivare. 🌱 Una pianta selvatica che si adattava all’uomo In origine, la cannabis cresceva allo stato selvatico. I semi venivano trasportati naturalmente da animali, acqua e vento, permettendo alla pianta di espandersi lungo rotte naturali e commerciali. L’uomo iniziò presto a notare alcune caratteristiche fondamentali: crescita rapida elevata resistenza produzione abbondante di fibre e semi Questi elementi resero la cannabis una de...

Storia della cannabis – Parte 2

Dopo le prime coltivazioni in Asia centrale, la cannabis entrò stabilmente nella vita di alcune delle più antiche e avanzate civiltà del mondo. In particolare Cina e India furono i luoghi in cui la pianta assunse un ruolo centrale non solo agricolo, ma anche medico, spirituale e culturale. In queste società la cannabis non era marginale: era una risorsa conosciuta, studiata e tramandata nel tempo. 🇨🇳 La cannabis nella Cina antica Le prime testimonianze scritte sull’uso della cannabis in Cina risalgono a oltre 4.000 anni fa. Inizialmente la pianta veniva coltivata soprattutto per: fibre tessili (abiti, corde, reti) carta primitiva semi alimentari Col tempo, i testi medici iniziarono a menzionare anche le proprietà terapeutiche della pianta, in particolare per il trattamento di dolori, disturbi digestivi e infiammazioni. Nella tradizione cinese, la cannabis era vista come una pianta equilibrata, da usare con attenzione e competenza, non come una sostanza per l’evasione. 📜...

Articolo 4 Curva luce–risposta della cannabis

  INTRODUZIONE La relazione tra intensità luminosa e velocità fotosintetica non è lineare. Comprendere la curva luce–risposta della cannabis consente di determinare fino a quale punto l’aumento del PPFD produca un reale incremento di assimilazione del carbonio e quando, invece, l’energia supplementare diventi inefficiente o potenzialmente stressante. Questo concetto è centrale nella progettazione di impianti indoor ad alta efficienza. FONDAMENTO BIOFISICO La curva luce–risposta descrive l’andamento della fotosintesi netta in funzione dell’intensità luminosa incidente sulla foglia. Nella fase iniziale, a bassi livelli di radiazione, l’incremento di luce determina un aumento quasi proporzionale della fotosintesi. In questa zona la luce è il fattore limitante primario. Superata una determinata soglia, la curva tende a ridurre progressivamente la propria pendenza fino a raggiungere un plateau definito punto di saturazione luminosa. In questa fase la capacità enzimatica del ciclo di Cal...